"La vita pensata". Commento alla canzone di Brunori Sas

"La vita pensata". Commento alla canzone di Brunori Sas

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Chitarra e voce, un dialogo tra due, nessun altro strumento per accompagnare le parole di questa canzone di Brunori Sas. Ci sono solo due amici che parlano, uno che domanda, l'altro che risponde.

E di cosa parlano?

Chiacchierano della vita e del modo di approcciarsi ad essa. Il testo della canzone ricorda un possibile dialogo interno tra l'io e l'inconscio. Freud definiva l'io come “ un cavaliere che deve domare la prepotente forza del cavallo”, in altre parole il razionale che governa l'irrazionale. Come nella canzone, anche l'io e l'inconscio dialogano come due amici. L'io si mantiene su posizioni di autoconservazione, si difende da ciò che non può governare, “sta a casa a meditare e aspettare che il mondo smetta di girare” come canta Brunori Sas e l'inconscio gli ricorda, di tanto in tanto, quando  l'io abbassa la guardia che nella vita bisogna osare, che la vita va vissuta invece solo di pensarla.

 

Questo è il pane quotidiano di noi psicoanalisti: accogliere, dare un posto all'inconscio del soggetto che viene a domandare aiuto. La persona non lo sa ,quando si presenta la prima volta ma è l'inconscio che domanda uno spazio, un luogo in cui poter mettere in parola la dimensione pulsionale. Questa risulta incompresibile all'io che non riesce a governarla venendo scalzato dalla propria posizione di controllo. “Le forze oscure dell'inconscio”, come le chiama Freud, premono per divenire coscienti mandando in tilt l'ordine apparente che fino ad allora aveva retto la vita del soggetto. Qualcosa dell'ordine razionale cede, lasciando il posto all''inconscio che però parla una lingua sconosciuta al soggetto. Si bussa alla porta dello psicoanalista proprio per questo perche aiuti a tradurre questa lingua straniera che è fatta di sogni, di sintomi, di atti mancati che non si comprendono e hanno tuttavia un effetto sulla vita.

 

Solitamente, nelle donne, l'inconscio parla attraverso sintomi sul corpo a cui la medicina non ha potuto dare una spiegazione esuastiva e una soluzione definitiva. Negli uomini invece, generalmente, l'inconscio parla attraverso sintomi sul pensiero che hanno degli effetti al livello dell'azione. Per intenderci: giovani che non riescono a dare gli esami all'università non sentendosi mai sufficientemente preparati oppure difficoltà con le donne nel fare il primo passo o ancora una tendenza alla chiusura e all'isolamento essendo bloccati dal timore di non saper reggere l'imprevedibilità dell'incontro con l'altro e l'incontrollabilità della vita.

Brunori Sas parla di un uomo che si ritrova a pensare alla vita invece di viverla, aspettando la risposta che spera di trovare nell'Altro, nel padre che “l'aveva messa in ufficio e qualcuno l'ha nascosta" mentre il tempo scorre e la vita diventa “una prigione, una catena”.

 

La staticità, l'attesa, la ruminazione, il rimandare ad un tempo indefinito le decisioni, sono sintomi che in Dedalus, specialmente nelle analisi con gli uomini, vengono accolti e a cui noi analisti siamo chiamati a rispondere. Generalmente un uomo domanda una cura quando la sua vita, tranquilla e sempre uguale, ha uno stravolgimento. Per esempio, l'incontro con una donna, la morte di un genitore, una difficoltà a laurearsi, uno scatto di carriera e così via. Eventi che contrastano con l'immobilità che ha dominato la vita fino a quel momento. L'inconscio prende il sopravvento, scardinando tutto e gettando il soggetto nell'angoscia.

Di quale angoscia si parla?

L'angoscia della vitalità del desiderio che entra senza chiedere il permesso. Gli uomini spesso passano tanto tempo a rimandare all'infinito le decisioni, domandandosi senza tregua se sono pronti, se ci sono le condizioni adatte, se è il momento giusto per vivere. Spesso loro, più delle donne, vogliono la sicurezza, la stabilità, pretendono, prima di autorizzarsi a vivere e a desiderare, di raggiungere una certa tranquillità e aspettandola, perdono il momento, le opportunità, insomma rischiano di perdere tutto. È paradossale, in qualche modo, per rischiare di vivere devono sentirsi un po' morti. Lacan, nella clinica della nevrosi ossessiva, quando descrive gli uomini, sottolinea questo aspetto del domandarsi “sono vivo o sono morto” rispetto all'assunzione del proprio desiderio.

Brunori racconta proprio questo, l amico si credeva più furbo degli altri attendendo le condizioni perfette per cominciare a vivere e alla fine, gli sono rimasti solo i rimpianti.

 

L'uomo prova a tenere tutto fermo, morto non solo con la propria vita e con ciò che si desidera ma tenta di farlo anche con l'Altro pretendendo che sia perfetto, senza difetti che viva senza mostrare sbavature, cadute o eccessi, per poi, a queste condizioni di totale perfezione, arrivare al momento in cui gli passi il testimone, lo autorizzi a vivere. Tuttavia l'uomo non fa i conti con la dimensione del desiderio che esige vita, rischio, errore, godimento e tutte le volte che intravede qualcosa di questo, in lui o nell'Altro, gli risulta insopportabile e si angoscia. A questo punto tenta di correre ai ripari, di azzerare tutto distruggendo ciò che c'è di vitale. Questo Lacan lo definisce “il circuito infernale dell'ossessivo” perchè successivamente il soggetto si sente in colpa e tenta di riparare con sé e con l'Altro ricominciando da capo. La dimensione del desiderio è quella a cui l'uomo, nonostante tutto, aspira ardentemente, passando la vita a prepararsi e ad aspettare il momento giusto in cui potrà finalmente goderne.

 

L'analisi, accogliendo l'inconscio che parla indicando una strada possibile, aiuta il soggetto a poter interrompere questa ripetizione mortifera e a dare una possibilità alla vita di entrare: scegliendo, innamorandosi, godendo del lavoro e di tutti gli altri innumerevoli eventi che possono accadere, sopportando la vertigine di non sapere come andrà a finire.

Brunori alla fine della canzone fa intravedere uno spiraglio, quest'uomo che per tanto tempo è stato immobile a pensare alla vita invece di viverla, dice che forse tornerà a casa: "c'è qualcuno che mi aspetta e finalmente sorriderà".

 

 

 

 

 

 

Pubblicato da Dedalus Bologna il